Googlebot, cos’è il robottino crawler di Google

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Quando su internet viene introdotto un nuovo contenuto, che sia tramite i siti web o anche i più moderni social media, esso entra a far parte di un immenso mare di pagine già disponibili. Ma per poterlo ritrovare tramite i motori di ricerca c’è bisogno di una metodo ipertecnologico.

È così che Google, per poter indicizzare le miliardi di pagine esistenti sul web, adopera il Googlebot. Ritratto come un simpatico robottino, è in realtà uno strumento avanzatissimo che trova, analizza e categorizza tantissime cose. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste e come funziona.

Cos’è Googlebot e cosa fa? Ecco la definizione di Google

Partendo dalle definizioni di base, Googlebot è essenzialmente un web crawler. Ma cosa significa di preciso?

Questo nome sta a indicare un programma software automatico che scandaglia, di solito in continuazione, una grande mole di contenuti presenti in una rete o anche in un database. Potrebbe servire a diversi scopi, ma la finalità odierna più comune di un crawler è quella per i motori di ricerca.

Googlebot, infatti, si muove tra i contenuti pubblicati nella rete e realizza ben tre operazioni:

  1. Scansione delle pagine presenti su Internet;
  2. Indicizzazione dei contenuti appena raccolti;
  3. Pubblicazione dei risultati di ricerca per gli utenti.

I ruoli di Googlebot nel dettaglio

La prima operazione di Googlebot è estremamente complessa. Il robottino, come accennato, scandaglia il web alla ricerca di contenuti vecchi e nuovi. Questo processo, chiamato “individuazione degli URL”, è realizzato per metà seguendo le pagine che già conosce, e per l’altra metà seguendo link (trovati nelle pagine vecchie) che lo indirizzano a pagine nuove.

Dopo che l’ha scansionata, il bot analizza la pagina sia nei suoi codici che nei suoi contenuti, per capirne più informazioni possibili: argomento, lingua, tipo di contenuto, lunghezza; ma anche per capire se è il doppione di un’altra pagina, se è realizzata in modo lecito, se la qualità dei contenuti è alta o bassa, e via discorrendo. Con tutte queste informazioni Google crea un’enorme biblioteca di pagine, suddivise secondo tanti criteri.

A questo punto arriva la ricerca. Un utente inserisce sul motore la sua chiave, e in un istante Google trova tra tutte le sue pagine quali siano le più coerenti con la ricerca e quali abbiano i contenuti di maggiore qualità. Da qui nascono i risultati di ricerca e la celebre ottimizzazione SEO: se una pagina è di qualità e se è azzeccata con l’intento di chi cercava, verrà mostrata prima. Per categorizzare questi elementi ci sono tantissimi sotto-criteri (spesso segreti) e algoritmi avanzatissimi.

Ben due Googlebot: cosa fanno sui nostri siti

Va chiarito che in realtà esistono due Googlebot, uno per smartphone (oggi quasi sempre il primo a scansionare) e uno per desktop. I due bot simulano degli utenti rispettivamente da telefono e da PC.

Può essere utile a chi ha un sito sapere che le scansioni avvengono molto velocemente e molto spesso, ma non sempre un sito web viene trovato o analizzato con prontezza, specie nel caso in cui è nuovo, non ha link, o presenta errori; inoltre il proprietario di un sito può scegliere specifiche pagine e decidere di non farle scansionare a Google.

A questo punto ci sono molte interazioni che i siti hanno con Googlebot, e molti metodi per sfruttarne al meglio le potenzialità sul motore di ricerca e migliorare i propri risultati su Google. Alcuni esempi sono le ottimizzazioni on-site o gli articoli in ottica SEO, come quelli che offriamo noi di Gruppo Comunica web.

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